Finalmente, grazie all'iniziativa del sindacato autonomo SLF
cobas (www.sindacatoslf.it
) il MINISTERO DELLA SALUTE, ha confermato
esplicitamente che anche il
decreto 219/06, sostituendosi all'ormai abrogato decreto
541/92, ha inteso salvaguardare il posto di lavoro di tutti
quegli informatori scientifici del farmaco che all'entrata
in vigore del suddetto 219/06 (il 07 luglio 2006) svolgevano
attività di ISF, pur non avendo la laurea o il titolo idoneo
alla professione.
Ciò ci conforta notevolmente poiché alcune voci di settore hanno voluto interpretare tale sanatoria limitandola alla
situazione ed al posto di lavoro ricoperto al momento della
sanatoria stessa.
Poteva, perciò, accadere che l'informatore sanato dai due
decreti, 541/92 e 219/06, che veniva messo in mobilità od
aveva una "vacatio" forzata della sua attività, per un
qualunque motivo, non potesse poi essere riassunto dalla
stessa o da altra azienda a svolgere la professione per la
quale era stato sanato.
Non è chiaramente una "abilitazione"che i suddetti decreti
hanno inteso dare, poiché tale condizione si può concedere
solo nel momento in cui esista un albo di tali
professionisti, ma una "sanatoria"
che ha voluto
salvaguardare le centinaia di posti di lavoro che il 541/92
ed il 219/06 potevano mettere a rischio per problemi di
forma, rendendo di fatto "idonei" a proseguire la loro
attività, gli informatori beneficiari di tale sanatoria.
L'idoneità alla prosecuzione della professione in atto al
momento dell'entrata in vigore dei due
decreti non va,
perciò, intesa
come prosecuzione obbligatoria nella medesima azienda, e cioè
l'obbligo di rimanere in sella anche se il cavallo muore o
ti disarciona o vuoi solo cambiare cavallo, ma come "sanatoria" della non idoneità del titolo di
studio posseduto da chi era in attività di informatore
scientifico, con regolare contratto, al momento dell'entrata in vigore
dei suddetti decreti..
Perciò è l'informatore che è sanato
(cioè reso idoneo)
nell'ambito della sua funzione, in quanto
sarebbe difficile
immaginare di sanare un contratto di lavoro da informatore in
atto in quel momento, essendo questa una situazione soggetta a mutazioni
nel tempo ed essendo questo ultimo tipo di iniziativa, semmai immaginabile, del
ministero del lavoro e non del Presidente della Repubblica in un Testo
Unico sulla farmaceutica.
D'altra parte la "sanatoria" di una situazione lavorativa in
atto, in un settore dove il cambio di azienda è
frequentissimo, come, purtroppo, anche la messa in mobilità
ed i recenti licenziamenti, avrebbe avuto il significato
della beffa oltre al danno.
Perciò, riassumendo, sono resi
"idonei permanentemente" a svolgere la
professione di informatore scientifico del farmaco etico o di qualunque
altro tipo di "farmaco", per come nella definizione di farmaco riportata
nel decreto 219/2006, tutti quei professionisti che
all'entrata in vigore dei decreti legislativi 541/92 o
219/06 svolgevano, anche senza possedere il prescritto titolo di
studio, la suddetta professione. Tale
idoneità rimane valida
anche se successivamente gli informatori abbiano, per qualunque motivo
(cambio di azienda, mobilità, ecc.), una sospensione
momentanea della loro attività.
Questo è, a nostro parere,
il
modello più adatto alla dichiarazione di idoneità all'esercizio
della professione di informatore scientifico.
Nel modello specificare l'azienda, il periodo temporale e il decreto per
il quale si è potuto beneficiare della sanatoria come informatore
scientifico del farmaco. Salvo specifica richiesta dell'azienda non
riteniamo necessario allegare nulla.
Francesco Lupinacci
Nota: va da se che ci potrà essere ancora qualcuno
che dubiterà del significato di tale chiarimento; ma sarebbe
oltremodo fuori luogo e, a nostro modo di vedere,
patologico, se si dovesse pretendere il giuramento
del Ministro della Salute, con la mano sulla Costituzione, o un
chiarimento del chiarimento, per avere l'accordo anche di
tali "dubbiosi". Accontentiamoci di dibattere sulla
pericolosità del buco dell'ozono o di dubitare della
regolarità del prossimo rigore fischiato ai mondiali di
calcio e lasciamo lavorare in pace quei professionisti che,
nella grave crisi occupazionale del paese, ancora riescono a
farlo con grande preparazione e serietà.
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