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federisf
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Il settore farmaceutico,
ormai da qualche tempo, attraversa una fase di fibrillazione
che ne mette in evidenza solo gli aspetti meno
nobili, che pure non mancano , ma che dagli articoli
di stampa, che troppo frequentemente compaiono,
appaiono maggiori di quelli che, in effetti, risultano
essere e ciò a causa della enfatizzazione e della amplificazione
che molti strumentalmente esercitano su fatti certamente
discutibili.
E’ giusto che notizie che riguardano la salute pubblica
ricevano maggiore attenzione di notizie che riguardano
sfere diverse; tuttavia, anche nell’ambito della sanità
, in settori ove l’eventuale danno alla salute é immediato
ed anche più grave, esiste una diversa sensibilità all’evento
dannoso e si tende a trattare i problemi, come é giusto
che sia, con maggiore serenità, con minori pregiudizi
e, sopratutto, con minore acredine.
La stessa gestione del ciclo delle acque, dello smaltimento
dei rifiuti, degli OGM, dell’inquinamento ambientale,
delle sofisticazioni alimentari , pur avendo ricadute
pesanti sulla salute delle popolazioni sono argomenti
oggetto di confronti continui e che diventano oggetto
di scandalo solo quando raggiungono eccessi insopportabili.
La farmaceutica é citata quasi esclusivamente per gli
scandali e le malversazioni che le vengono attribuite,
con livelli di indignazione sproporzionate agli eventi
e con una presunzione di colpevolezza inaccettabile
in uno stato di diritto.
Questa critica aspra
e senza concessione di attenuanti si é sviluppata fuori
dal nostro paese e ha attecchito anche da noi a causa
di una sottovalutazione dei managers del settore,
i quali hanno voluto ignorare importanti
segnali che avevano messo in evidenza aree critiche,
che meritavano comportamenti maggiormente responsabili.
Assistere oggi ad attacchi incrociati tra Farmindustria,
l’associazione dei generici, l’associazione dei grossisti,
Federfarma, le Coop, gli ISF, le OOSS, l’AIFA, la Conferenza
delle Regioni, le singole Regioni, il Ministero della
Salute ed il Ministero delle Attività Produttive, insomma,
uno scontro di tutti contro tutti, evidenzia uno stato
di confusione generale nel quale le responsabilità
sono da attribuire in funzione del peso, del tipo
di organizzazione e anche delle risorse di cui ogni
associazione, istituzione o ente dispone.
L’AIFA, le Regioni e i Ministeri coinvolti , in qualità
di organi di indirizzo e di controllo hanno permesso
o quanto meno non hanno evitato che il farmaco diventasse
un bene di consumo ed, in certi casi, fosse considerato
solo un capitolo di spesa, invece che una soluzione
terapeutica il più delle volte insostituibile ed indispensabile.
Non é certamente accettabile che l’Assessore Regionale
alla Salute della Toscana Rossi ed assessore di
riferimento nella Conferenza delle Regioni sollevi una
tempesta in un bicchiere d’acqua, denunciando gli sconti
dell’ 80 % praticato da molti produttori di farmaci
Equivalenti ai farmacisti, attribuendo a tali politiche
commerciali “spregiudicate” una responsabilità reciproca
dei soli contraenti.
A tale proposito, infatti, collaboratori diretti
dell’Assessore Rossi sono stati informati di questi
prezzi stralciati proprio dalla delegazione Federisf
che ha incontrato nel mese di luglio 2007, per cui non
si capisce lo stupore dell’Assessore Rossi ed ancor
meno si comprende perché ha impiegato un anno per denunciare
comportamenti valutati tanto dannosi per la spesa farmaceutica.
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Il coordinatore degli Assessori Regionali alla Salute,
insieme ai suoi collaboratori esperti di farmaceutica,
dimostrando scarsa attenzione alle finalità che la legge
326/03 si poneva, hanno licenziato linee guida
regionali di regolamentazione dell’informazione scientifica
sui farmaci, modificando quando già emanato dalla d.ssa
Giocomazzi, coordinatrice di un gruppo di responsabili
regionali del servizio farmaceutico, che avevano bel
lavorato e che rendevano meno realizzabili le iniziative
commerciali delle aziende farmaceutiche.
Tali nuove linee guida indicate dall’Assessore Rossi
e svuotate di ogni significato proprio dai suoi collaboratori
non hanno prodotto alcun contenimento della spesa farmaceutica
e , nemmeno dove sono state emanate, sono state rese
effettive.
Sono invece servite, così come avevamo preannunciato
ai collaboratori dell’Assessore Rossi che hanno appreso
la notizia con evidente disinteresse, solo a fornire
alibi a talune aziende farmaceutiche che hanno operato
tagli occupazionali altrimenti non giustificabili ed
azioni commerciali sfrenate.
Inoltre, non sono comprensibili le ragioni per le
quali l’Assessore Rossi non é intervenuto , come avrebbe
potuto e forse anche dovuto ,attraverso i rappresentanti
delle regioni nell’AIFA per richiedere l’abbassamento
del prezzo dei farmaci alle aziende che si possono permettere
di praticare l’80 % di sconto ed abbia invece preferito
affidarsi ad una denuncia tardiva, poco credibile e
sopratutto non adeguata alle importanti funzioni che
l’ente é chiamato a svolgere.
In questo scontro senza regole le associazioni
industriali hanno contribuito ad esacerbare gli animi
e hanno facilitato il compito a quanti, dall’esterno,
hanno interesse a sminuire la funzione dell’assistenza
farmaceutica e del ricorso al farmaco, perché parte
di un sistema non orientato alla salvaguardia della
salute del cittadino, non essenziale per il sistema
Sanitario Nazionale, poco credibile perché solo commerciale.
Lo stesso vale per le specialità che hanno dimezzato
il loro prezzo per reggere il confronto con i generici,
evidenziando con ciò che il prezzo del farmaco non é
amministrato o comunque stabilito sulla base di una
analisi dei costi, ma é stabilito dalle aziende, che
per convenienze di marcato lo modificano a loro piacimento.
Un chiaro esempio di confronto – scontro all’interno
del settore lo abbiamo avuto in occasione della citata
denuncia dell’Assessore Rossi, riguardante l’eccessivo
sconto praticato dalle aziende che commercializzano
i farmaci equivalenti alle farmacie private.
Lo scontro in atto tra Farmindustria e Assogenerici
é la prova che non c’é dialogo tra i principali attori
del settore e che la tutela dei singoli interessi
è più importante degli interessi di quanti operano nella
farmaceutica e degli stessi associati alle associazioni
medesime.
Non basta avere validi motivi (che certamente avranno
sia Farmindustria e sia Assogenerici) da far valere
per giustificare lotte senza quartiere, nelle quali
non ci sono limiti ai colpi bassi, al punto da
scegliere di danneggiare l’intero settore pur di affermare,
in un fatto episodico, le proprie ragioni.
Federisf non é stata mai tenera o indulgente nei
riguardi di Farmindustria e ha più volte attribuito
ad essa gravi responsabilità nella gestione dell’informazione
scientifica sui farmaci, nei rapporti con gli ISF e
nell’uso disinvolto della legge 30; tuttavia, ha sempre
distinto (e continuerà a farlo) il diverso modo di fare
impresa tra gli associati di Farmindustria.
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