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| Farmatrame e farmaci generici | ||||||||
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Altro che libri gialli di fantapolitica industriale; se vi piacciono i libri di tensione, intricati ed intriganti, prima di addormentarvi leggetevi questa relazione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulle azioni di controllo e repressione del malcostume nel mercato farmaceutico. Neanche Farmindustria si è salvata, a dimostrazione che la deontologia è una virtù strettamente legata al grado di elasticità che gli si vuole attribuire (non è casuale che gli USA, patria della libertà e del libero mercato, siano anche la patria del chewing gum). Secondo l'Autorità, Farmindustria avrebbe tramato per bloccare la diffusione dei farmaci generici in Italia...ed altro ancora. Per fortuna su questi documenti non sono ancora riusciti a porre il...segreto di Stato. FL |
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agcm.it/agcm_ita Relazione annuale Gli interventi
dell'Autorità Servier Italia-Istituto Farmaco Biologico Stroder Nel luglio 1999 l’Autorità ha concluso un procedimento istruttorio avviato nei confronti delle società Servier Italia Spa e Istituto Farmaco Biologico Stroder Srl per accertare eventuali violazioni dell’articolo 2 della legge n. 287/90 in relazione agli andamenti paralleli dei prezzi di alcuni farmaci, collocati nella classe C, distribuiti dalle suddette società. Tali farmaci sono a totale carico del paziente e in regime di libera determinazione del prezzo da parte delle imprese. In particolare, oggetto del procedimento istruttorio sono state specialità medicinali indicate per la cura dell’obesità e dell’insufficienza venosa, basate sui principi attivi denominati fenfluramina, dexfenfluramina e diosmina, prodotte da società facenti capo all’impresa francese Les Laboratoires Servier. Le specialità medicinali oggetto di istruttoria sono distribuite in Italia con denominazioni commerciali/marchi differenti da Servier Italia, controllata indirettamente da Les Laboratoires Servier, e da Stroder, società indipendente da quest’ultima. I rapporti tra le società del gruppo Servier e Stroder sono regolati da un contratto di franchising fra la Stroder stessa e Servier International Bv, società di diritto olandese facente parte del gruppo Servier. Successivamente ai comportamenti oggetto di istruttoria, il gruppo Servier ha acquisito il controllo di Stroder. In virtù dei rapporti intercorrenti tra le varie imprese, il procedimento è stato esteso sotto il profilo soggettivo alle società Les Laboratoires Servier e Servier International e dal punto di vista oggettivo al rapporto di franchising fra Servier International e Stroder da un lato e al rapporto di collaborazione commerciale tra Les Laboratoires Servier, Servier International, Servier Italia e Stroder dall’altro. La pratica della commercializzazione da parte di imprese diverse di specialità medicinali merceologicamente identiche con nomi commerciali differenti, denominata co-marketing, risulta assai diffusa nell’industria farmaceutica italiana. In sintesi, tale pratica consente di utilizzare le forze di vendita di due o più imprese per la commercializzazione, con marchi distinti, di un medesimo prodotto. Per il licenziante e produttore del principio attivo l’obiettivo è quello di raggiungere la massima espansione delle vendite; questo obiettivo viene perseguito mediante la differenziazione dei nomi commerciali, la quale incentiva i licenziatari a impegnarsi nella promozione del prodotto presso i medici. Ne deriva che le imprese collegate da un rapporto di co-marketing in linea di principio dovrebbero essere concorrenti tra loro, nonostante l’identità merceologica dei rispettivi prodotti, in relazione sia alle strategie di prezzo che a quelle relative all’attività promozionale. Nel corso del procedimento istruttorio è emerso tuttavia che Servier Italia e Stroder si erano coordinate in merito alle modalità di promozione e distribuzione dei rispettivi prodotti, al fine di evitare che i rispettivi sforzi promozionali fossero tali da mettere in diretto confronto concorrenziale i prodotti in co-marketing presso i medici prescrittori. Il procedimento ha evidenziato come tale coordinamento delle politiche commerciali tra Servier Italia e Stroder non fosse giustificato alla luce degli elementi essenziali del rapporto di co-marketing stesso. Tuttavia, l’intesa relativa al coordinamento delle attività promozionali non è apparsa valutabile come infrazione grave, tenuto conto della novità della fattispecie, non ancora oggetto di interventi da parte dell’Autorità, realizzata nell’applicazione di un contratto in sé lecito e diffuso nell’industria farmaceutica. Dall’istruttoria è anche emerso che, accanto al coordinamento sopra descritto delle politiche commerciali, Servier Italia, Servier International e Stroder avevano posto in essere intese aventi a oggetto i prezzi di vendita dei prodotti e gare per la fornitura agli ospedali e alle strutture sanitarie ospedaliere. In particolare, è risultato che Servier Italia e Stroder avevano proceduto a coordinare i prezzi di vendita ai grossisti e avevano concertato prezzi di offerta uguali per le gare ospedaliere. Per quanto concerne l’accordo sulla determinazione dei prezzi, le evidenze documentali raccolte hanno dimostrato che i contatti avvenuti tra Stroder e Servier Italia avevano lo scopo dichiarato di procedere ad aumenti di prezzo contestuali e di identica entità e in tal modo realizzare una collusione di prezzo a vantaggio di entrambi i distributori. In considerazione della gravità di tale comportamento restrittivo, l’Autorità ha deliberato di applicare sanzioni amministrative pecuniarie a Servier Italia e Istituto Farmaco Biologico Stroder nella misura del 4,5% del fatturato realizzato per i prodotti oggetto di intesa, pari rispettivamente a 1.816 milioni di lire e a 1.185 milioni di lire. Farmindustria-Codice di autoregolamentazione Nel dicembre 1999 l’Autorità ha concluso un’istruttoria avviata nei confronti di Farmindustria, associazione di categoria aderente a Confindustria della quale fanno parte numerose aziende farmaceutiche attive nella produzione e commercializzazione di varie specialità etiche destinate alla cura di diverse patologie. L’istruttoria era volta ad accertare la compatibilità con la normativa a tutela della concorrenza di un codice di autoregolamentazione riguardante i farmaci etici in classe C, nonché di numerose attività associative volte al coordinamento del comportamento delle imprese aderenti in ambiti che la regolamentazione del settore farmaceutico demanda all’autonomia commerciale delle singole imprese. Dall’esame dei documenti istruttori sono emersi quattro distinti ambiti di interesse per l’Autorità in relazione all’attività associativa svolta da Farmindustria. In primo luogo, è risultato che alcune attività associative erano dirette al controllo dei prezzi dei farmaci etici collocati in fascia C, per i quali, come è noto, vi è libertà di fissazione dei prezzi e dei margini per l’attività distributiva. In secondo luogo, Farmindustria ha svolto un’intensa attività di controllo dell’attività informativa-promozionale nei confronti dei medici in relazione a tutte le specialità medicinali collocate nelle classi A, B e C e, dunque, all’intero settore farmaceutico. Inoltre, l’attività potenzialmente restrittiva della concorrenza svolta da Farmindustria ha interessato sia le forniture agli ospedali e alle altre strutture sanitarie che l’innalzamento di ostacoli allo sviluppo del mercato dei farmaci generici in Italia. Con riferimento alla fissazione dei prezzi e delle altre condizioni commerciali per la vendita dei farmaci collocati in fascia C, l’istruttoria ha messo in luce una pluralità di interventi di controllo e regolazione posti in essere da Farmindustria a partire dal 20 novembre 1995, data in cui tali farmaci sono stati sottratti a un regime di controllo pubblico. Tali interventi sono culminati nella predisposizione e adozione di un codice di autoregolamentazione volto a fissare gli aumenti massimi di prezzo di vendita dei farmaci classificati in fascia C, attraverso un meccanismo basato su parametri di facile conoscibilità per le imprese. Il codice consentiva a ciascuna di esse di prevedere con estrema facilità la condotta dei concorrenti in termini di politiche di prezzo. L’Autorità ha rilevato come l’alterazione del meccanismo di formazione dei prezzi realizzata attraverso il codice e accentuata dalla prevista attività di controllo da parte di Farmindustria, in relazione sia al monitoraggio degli aumenti applicati dalle singole imprese, sia ai meccanismi di cogenza che la stessa aveva espressamente previsto e deliberato, non trovasse giustificazione nel contesto normativo delineato dall’articolo 36, comma 12, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, che riconosce un potere di intervento in capo al Ministro della Sanità nel caso di ingiustificati aumenti di prezzo.
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Tale attività ha trovato origine in una norma
statutaria e si è manifestata nel codice deontologico, parte integrante
dello Statuto, e in una pluralità di altre delibere associative che
hanno ridotto in modo sensibile la concorrenza fra le imprese
farmaceutiche. Le disposizioni del codice deontologico specificavano in
modo dettagliato i comportamenti che le imprese avrebbero potuto tenere
nell’ambito di tutta l’attività informativa-promozionale, superando di
gran lunga quanto previsto dalla normativa nazionale in relazione alla
correttezza dell’informazione medico-scientifica. Il codice risultava
inoltre rafforzato da particolari meccanismi di cogenza che prevedevano,
tra l’altro, un articolato sistema istruttorio e sanzionatorio volto ad
assicurare il suo rispetto da parte delle imprese. Tale attività di
controllo è stata svolta da appositi organi associativi, mentre alla
Giunta di Farmindustria veniva attribuita la funzione decisionale in
merito all’applicazione di sanzioni disciplinari e/o pecuniarie. Di
tutta l’attività di controllo veniva data pubblicità alle altre imprese
associate, sia con comunicazioni dirette che attraverso un apposito
bollettino. L’Autorità ha osservato come tali interventi da parte di
Farmindustria abbiano comportato una limitazione della libertà di azione
di ciascuna impresa, che si è riflessa sul grado di concorrenza nel
mercato, dal momento che hanno interessato le più importanti iniziative
informativo-promozionali sulle quali si confrontano le imprese
farmaceutiche. In particolare, nel 1994 e nel 1998, con riferimento
a periodi di durata rispettivamente di nove e quattro mesi, alcune
delibere hanno stabilito in modo preciso la riduzione e l’eliminazione
di alcune attività informative-promozionali, quali la distribuzione di
campioni, la pubblicità su riviste specializzate e i corsi di
aggiornamento, mentre le norme del codice deontologico relative alle
manifestazioni internazionali, nazionali, regionali e alle riunioni
scientifiche locali hanno limitato fortemente lo svolgimento di tale
attività.
Significativa inoltre è risultata l’attività di
Farmindustria volta a ridurre la concorrenza nell’ambito delle forniture
ospedaliere, attraverso l’adozione di una norma deontologica volta a
individuare il prezzo di fornitura dei farmaci alle strutture
ospedaliere e di atti volti a promuovere l’utilizzo del Raggruppamento
Temporaneo d’Impresa (Rti) come modalità di partecipazione alle gare.
Sotto questo profilo, le imprese produttrici di farmaci sono tenute,
in base a una precisa disposizione di legge, a concedere agli enti
ospedalieri e agli istituti pubblici di ricovero e cura uno sconto
non inferiore al 50% del prezzo di vendita al pubblico delle
specialità medicinali. In questo contesto, Farmindustria ha approvato
una specifica norma deontologica, con la quale ha stabilito una
presunzione di carattere generale, ovvero che le offerte a un prezzo
inferiore al minimo sconto stabilito dalla legge fossero da ritenersi
vendite sottocosto (inferiori al costo medio variabile) e in tal senso
atti di concorrenza sleale, salva la prova contraria. Tale norma,
inserita nel codice deontologico nel dicembre 1995, è stata poi
eliminata dal codice deontologico trasmesso alle imprese nel marzo 1998
in sostituzione di quello del 1995. L’Autorità ha giudicato
particolarmente restrittiva tale norma deontologica sotto almeno tre
profili. Il primo è che l’area delle forniture ospedaliere rappresenta
l’unico ambito in cui le imprese farmaceutiche possono confrontarsi sul
prezzo di offerta per le specialità il cui prezzo al pubblico è
sottoposto a regolamentazione. Il secondo profilo è che, essendo stata
inserita nel codice deontologico, tale disposizione era assistita dai
meccanismi di controllo e sanzionatorio sopradescritti che la rendevano
cogente. Il terzo profilo è che tale alterazione del processo
concorrenziale si è manifestata nell’ambito di gare pubbliche, ovvero
proprio nei confronti di quei particolari meccanismi di selezione
previsti dalla legge da parte di acquirenti di natura pubblica, i quali
si aspettano legittimamente la presentazione di offerte competitive.
Al riguardo, l’Autorità ha inoltre sottolineato come non vi sia alcun
legame fra uno sconto superiore al 50% e l’esistenza di una vendita
sottocosto, la quale va individuata caso per caso sulla base di precisi
criteri economici. Sempre nell’ambito delle forniture ospedaliere
significativa appare anche l’attività svolta da Farmindustria per
promuovere l’utilizzo del Rti al fine di ridurre la concorrenza fra le
imprese farmaceutiche, individuando come limite derivante
dall’applicazione delle regole di concorrenza il non superamento di una
specifica quota aggregata di mercato, determinata nel 40%. A fianco
dell’attività relativa alle forniture ospedaliere hanno assunto altresì
rilevanza le ulteriori attività associative volte a definire le
condizioni commerciali che le imprese associate dovevano applicare alle
strutture pubbliche di solo ricovero o cura e alle strutture private di
ricovero e cura. Dai documenti istruttori è risultato che
Farmindustria ha definito le condizioni da applicare per le forniture
ospedaliere alle strutture cui non si applica testualmente la norma
sullo sconto ospedaliero, stabilendo un livello di sconto pari a quello
che viene effettuato al canale distributivo (33%), i termini di
pagamento e la possibilità o meno di effettuare forniture dirette.
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