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FARMACI INTELLIGENTI CONTRO IL TUMORE AL POLMONE |
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http://italiasalute.leonardo.it/news.asp?id=9192
Tumore del
polmone: per una patologia così drammatica che lascia spesso poche
speranze di vita saranno presto disponibili i farmaci di ultima
generazione anche in Italia. Alcuni sono già arrivati e, mirati ad ogni
particolare forma tumorale, per il loro impiego è fondamentale una
diagnosi più specifica possibile. Al contrario di ciò che avveniva fino
a ieri, infatti, non basta diagnosticare un tumore del polmone ma è
necessario stabilirne il tipo, grazie alla biopsia e agli accertamenti
istologici. In questo modo si può usare il farmaco nella forma più
selettiva possibile poiché fra questi ci sono farmaci specifici per
bloccare il recettore del fattore di crescita tumorale, EGF. Da qui la
necessità di Centri sempre più specializzati.
“Fino ad oggi ci si limitava agli accertamenti tradizionali,ora si
impone la diagnosi istologica che deve essere mirata a comprendere non
solo se si
tratta di un tumore a piccole cellule oppure no, ma anche se il tumore
non a piccole cellule è squamoso o non squamoso, con o senza
iperespressione del recettore dell’EGF. In pratica, si deve eseguire una
biopsia del tumore ed effettuare accertamenti istologici sulla porzione
prelevata chirurgicamente. In precedenza invece potendo essere la
diagnosi più generica questa poteva essere effettuata anche su poche
cellule prelevate con una semplice agobiopsia per un esame citologico.”
ha affermato il prof. Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di
Oncoematologia e Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica
dell’Azienda Ospedaliera “S.G. Moscati” di Avellino in occasione della
presentazione della 1° Conferenza Italiana di Oncologia Toracica tenuta
a Napoli.
Dei farmaci innovativi di ultima generazione, a settembre arriverà in
Italia il bevacizumab in combinazione con la chemioterapia, che
potrà essere usato per la forma tumorale non squamosa. Si tratta di un
anticorpo monoclonale inibitore della angiogenesi. Blocca la formazione
di nuovi vasi e arresta la crescita del tumore. In parole semplici,
appartiene alla categoria dei farmaci che “affamano” il tumore facendolo
regredire.
Altro farmaco, anche questo in arrivo e anche questo per la forma
tumorale non squamosa in prima linea di trattamento, è il pemetrexed
che è un chemioterapico non biologico. Alla fine del 2009 sarà in Italia
un altro farmaco biologico il cetuximab, un anticorpo monoclonale
anti EGF che potrà essere utilizzato solo nelle forme con
iperespressione del recettore dell’EGF e per questo si comprende quanto
sia fondamentale l’individuazione del tipo di tumore nel dettaglio
utilizzando l’esame istologico.
“Al momento è già disponibile un farmaco biologico che si chiama
erlotinib e che agisce sempre sul recettore del EGF – ha messo in
evidenza Gridelli - E’ un farmaco molto promettente, come tutti gli
altri che sono in arrivo, assicura una maggiore sopravvivenza ai malati
e questo è anche un vantaggio per la Ricerca perché in questo periodo di
maggiore sopravvivenza si possono perfezionare le terapie da mettere in
campo nelle fasi più precoci della malattia. Ad esempio l’utilizzo di
farmaci dopo un intervento chirurgico quando sembrano concrete le
possibilità di guarigione.”
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http://italiasalute.leonardo.it/News.asp?ID=9093
ESAME
DEL SANGUE RIVELERÀ IL TUMORE AL POLMONE
Basterà
un esame del sangue per scoprire il tumore al polmone ancora nella sua
fase iniziale e per ottenere una stima del rischio che un soggetto ha di
contrarre la malattia nei successivi due anni. Con questo test si riesce
ad individuare una impronta genetica particolare che è stata trovata
negli individui che hanno poi sviluppato la neoplasia.
A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell'Università di Colonia,
guidati da Thomas Zander. Il test promette risultati entusiasmanti ma al
momento non è ancora una realtà.
Il test, spiega Zander, "é risultato sensibile e capace di identificare
il tumore al polmone in uno stadio molto precoce, negli individui
fumatori, ma anche di predire il rischio di insorgenza per un periodo di
due anni".
Confrontando i linfociti di persone affette dalla malattia con quelli di
persone sane si è scoperto che i primi contenevano dei particolari
geni, spia della presenza della malattia. Dopodichè lo stesso test è
stato eseguito su dei fumatori sani e si è visto che alcuni di loro
possedevano questi geni. Nell'arco di due anni questi soggetti hanno
sviluppato il tumore al polmone. Il grado di accuratezza del test,
afferma Zander, è dell'88%.
Questo risultato è molto importante perchè solo il 15% di chi sviluppa
questo tumore sopravvive, mentre per gli altri la sopravvivenza media è
di circa due anni. Questo perchè la diagnosi è spesso tardiva. Riuscire
ad ottenere una diagnosi precoce significherà avere maggiori possibilità
di curare chi sarà affetto dal tumore.
"Quello che ora abbiamo fatto - precisa Zander - è identificare nel
sangue il preciso profilo genetico del cancro al polmone, prima che la
malattia si manifesti clinicamente".
Una prospettiva interessante anche secondo l'esperto in tumori polmonari
Cesare Gridelli, direttore della divisione di oncologia medica
dell'ospedale Moscati di Avellino: "Puntare all'identificazione del
profilo genico che predice il rischio di sviluppare il tumore del
polmone è senza dubbio un traguardo a cui lavorare. Si tratta però -
conclude l'esperto - di una prospettiva non immediata e che richiederà
ulteriori, importanti sperimentazioni". |
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