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FARMACI INTELLIGENTI CONTRO IL TUMORE AL POLMONE
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Tumore del polmone: per una patologia così drammatica che lascia spesso poche speranze di vita saranno presto disponibili i farmaci di ultima generazione anche in Italia. Alcuni sono già arrivati e, mirati ad ogni particolare forma tumorale, per il loro impiego è fondamentale una diagnosi più specifica possibile. Al contrario di ciò che avveniva fino a ieri, infatti, non basta diagnosticare un tumore del polmone ma è necessario stabilirne il tipo, grazie alla biopsia e agli accertamenti istologici. In questo modo si può usare il farmaco nella forma più selettiva possibile poiché fra questi ci sono farmaci specifici per bloccare il recettore del fattore di crescita tumorale, EGF. Da qui la necessità di Centri sempre più specializzati.
“Fino ad oggi ci si limitava agli accertamenti tradizionali,ora si impone la diagnosi istologica che deve essere mirata a comprendere non solo
se si tratta di un tumore a piccole cellule oppure no, ma anche se il tumore non a piccole cellule è squamoso o non squamoso, con o senza iperespressione del recettore dell’EGF. In pratica, si deve eseguire una biopsia del tumore ed effettuare accertamenti istologici sulla porzione prelevata chirurgicamente. In precedenza invece potendo essere la diagnosi più generica questa poteva essere effettuata anche su poche cellule prelevate con una semplice agobiopsia per un esame citologico.” ha affermato il prof. Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Direttore dell’Unità Operativa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera “S.G. Moscati” di Avellino in occasione della presentazione della 1° Conferenza Italiana di Oncologia Toracica tenuta a Napoli.
Dei farmaci innovativi di ultima generazione, a settembre arriverà in Italia il bevacizumab in combinazione con la chemioterapia, che potrà essere usato per la forma tumorale non squamosa. Si tratta di un anticorpo monoclonale inibitore della angiogenesi. Blocca la formazione di nuovi vasi e arresta la crescita del tumore. In parole semplici, appartiene alla categoria dei farmaci che “affamano” il tumore facendolo regredire.
Altro farmaco, anche questo in arrivo e anche questo per la forma tumorale non squamosa in prima linea di trattamento, è il pemetrexed che è un chemioterapico non biologico. Alla fine del 2009 sarà in Italia un altro farmaco biologico il cetuximab, un anticorpo monoclonale anti EGF che potrà essere utilizzato solo nelle forme con iperespressione del recettore dell’EGF e per questo si comprende quanto sia fondamentale l’individuazione del tipo di tumore nel dettaglio utilizzando l’esame istologico.
“Al momento è già disponibile un farmaco biologico che si chiama erlotinib e che agisce sempre sul recettore del EGF – ha messo in evidenza Gridelli - E’ un farmaco molto promettente, come tutti gli altri che sono in arrivo, assicura una maggiore sopravvivenza ai malati e questo è anche un vantaggio per la Ricerca perché in questo periodo di maggiore sopravvivenza si possono perfezionare le terapie da mettere in campo nelle fasi più precoci della malattia. Ad esempio l’utilizzo di farmaci dopo un intervento chirurgico quando sembrano concrete le possibilità di guarigione.”
 

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ESAME DEL SANGUE RIVELERÀ IL TUMORE AL POLMONE

Tumore al polmone_9093.jpgBasterà un esame del sangue per scoprire il tumore al polmone ancora nella sua fase iniziale e per ottenere una stima del rischio che un soggetto ha di contrarre la malattia nei successivi due anni. Con questo test si riesce ad individuare una impronta genetica particolare che è stata trovata negli individui che hanno poi sviluppato la neoplasia.
A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell'Università di Colonia, guidati da Thomas Zander. Il test promette risultati entusiasmanti ma al momento non è ancora una realtà.
Il test, spiega Zander, "é risultato sensibile e capace di identificare il tumore al polmone in uno stadio molto precoce, negli individui fumatori, ma anche di predire il rischio di insorgenza per un periodo di due anni".
Confrontando i linfociti di persone affette dalla malattia con quelli di persone sane si è scoperto che i primi contenevano dei particolari
geni, spia della presenza della malattia. Dopodichè lo stesso test è stato eseguito su dei fumatori sani e si è visto che alcuni di loro possedevano questi geni. Nell'arco di due anni questi soggetti hanno sviluppato il tumore al polmone. Il grado di accuratezza del test, afferma Zander, è dell'88%.
Questo risultato è molto importante perchè solo il 15% di chi sviluppa questo tumore sopravvive, mentre per gli altri la sopravvivenza media è di circa due anni. Questo perchè la diagnosi è spesso tardiva. Riuscire ad ottenere una diagnosi precoce significherà avere maggiori possibilità di curare chi sarà affetto dal tumore.
"Quello che ora abbiamo fatto - precisa Zander - è identificare nel sangue il preciso profilo genetico del cancro al polmone, prima che la malattia si manifesti clinicamente".
Una prospettiva interessante anche secondo l'esperto in tumori polmonari Cesare Gridelli, direttore della divisione di oncologia medica dell'ospedale Moscati di Avellino: "Puntare all'identificazione del profilo genico che predice il rischio di sviluppare il tumore del polmone è senza dubbio un traguardo a cui lavorare. Si tratta però - conclude l'esperto - di una prospettiva non immediata e che richiederà ulteriori, importanti sperimentazioni".

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