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Nei giorni scorsi l’America
ha visto un ultimo, incredibile esempio di
«privatizzazione». Un’associazione
medico-scientifica, l’American Society for
Hypertension, ha enunciato una nuova e più
ampia definizione dell’ipertensione.
Prima, la diagnosi di ipertensione era semplicemente
fondata su un solo elemento: una pressione
sanguigna superiore a 140/90.
Oggi, l’associazione dichiara «iperteso» un
paziente che abbia pressione inferiore a quella, ma
presenti certi altri sintomi deducibili da
specifiche analisi.
La nuova definizione non
ha nulla di scientifico.
E’ dovuta al fatto che la American Society for
Hypertension ha ricevuto una donazione di 75 mila
dollari da tre colossi farmaceutici,
Novartis, Merck e Sankyo,
con la promessa di altri 700 mila dollari per
promuovere la nuova definizione tra i medici di
base, invitati a cene di «informazione» a questo
scopo (3).
Le farmaceutiche hanno voluto crearsi dei nuovi
pazienti, pagando una mancia ai dottori specialisti.
Ad avere una pressione alta sopra i 140/90 sono
ben 64 milioni di americani, ma ciò non basta al
business.
Ci sono altri 59 milioni che hanno pressione sui
120/80: definirli patologici «pre-ipertesi»
significa aprire un nuovo immenso mercato per i
farmaci, con grande vantaggio dei bilanci.
Nel capitalismo terminale, sono le imprese
farmaceutiche a definire che cosa è malattia; è
ovvio che sia un banchiere privato a definire i
compiti del ministero di controllo dei banchieri, il
Tesoro.
Così anche in questo il capitalismo terminale e il
liberismo privatistico e parodistico diventa sempre
più simile al sistema sovietico.
Non solo perché anche là la confusione fra partito e
Stato era totale.
Soprattutto, perché la teoria marxista, applicata
con rigore dal socialismo reale, rendeva impossibile
la vita umana.
Non a caso, essere americani fa male alla salute,
come ha scoperto un’indagine statistica della
American Medical Association.
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Maurizio Blondet
3) «Redefining hypertension», International
Herald Tribune, 31 maggio 2006.