Aifa, il ministero:
serve una riorganizzazione
Guido Rasi proposto come nuovo direttore
ROMA (4 luglio) – Per l'Aifa,
Agenzia italiana del farmaco è necessaria «una
significativa revisione dell'architettura», avendo
riscontrato criticità dovute a «ragioni strutturali».
Questi i punti salienti nella relazione consegnata dalla
Commissione di indagine sull'Aifa. Dal ministro del
Welfare, Maurizio Sacconi, di intesa con il
Sottosegretario Ferruccio Fazio, è arrivata la proposta
per il nuovo direttore che andrà a sostituire Nello
Martini
dopo la sospensione per l'inchiesta sul giro di
tangenti legate al mondo del farmaco.
Per la struttura dell'Aifa, iIn particolare, sono stati
riscontrati ritardi «molto significativi nelle attività
regolatorie e registrative senza che, peraltro, siano
state evidenziate conseguenze negative per la salute dei
cittadini». Tali criticità, spiega il ministero,
sembrano essere dovute «prevalentemente a ragioni
strutturali, come la eccessiva concentrazione delle
funzioni in capo alla Direzione Generale e l'inadeguata
distribuzione dei carichi di lavoro e degli incarichi di
responsabilità».
Dalla relazione della Commissione è emerso, d'altra
parte, precisa il dicastero del Welfare, «l'alto livello
di professionalità presente nei dirigenti, nei
funzionari e nel personale tutto dell'Aifa che ha
operato in condizioni organizzative spesso inadeguate,
soprattutto per quanto riguarda il personale addetto
alle autorizzazioni alle immissioni in commercio (Aic)».
Per dirigere l'Aifa è stato proposto Guido Rasi,
professore ordinario di microbiologia, consigliere di
amministrazione dell'Istituto Superiore di Sanità,
dirigente di ricerca del Cnr e già coordinatore del
Progetto interdipartimentale del farmaco della stessa
istituzione. La proposta è arrivata . A Rasi sarà
affidato il compito di mettere in piedi velocemente
procedure per il contenimento della spesa e rispetto dei
tempi per la registrazione dei farmaci.
Il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé ha chiesto
al governo meno leggi e più controlli. «L'industria
farmaceutica - ha detto Dompè - chiede un quadro capace
di ridurre la burocrazia, le leggi e la tassazione,
portandole ai livelli dei paesi più efficienti. Servono
meno leggi e più controlli, tempi brevi, trasparenza e
semplicità delle procedure, per evitare frodi
contraffazioni, corruzioni, anche a tutela dei molti che
operano nel rispetto delle leggi».
Dompè ha difeso poi il ruolo dell'Aifa, l'agenzia
italiana del farmaco, «chiamata in questi anni a gestire
un lavoro impegnativo e complesso con strutture che
vanno certamente potenziate al più presto. L'Italia non
può fare a meno di un ente regolatorio sempre più
moderno, pronto a offrire servizi alle imprese e nuove
risposte terapeutiche a chi le attende». |