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Alcune riflessioni in libertà di un povero vecchio ISF, ex delegato oggi disoccupato
Mirko Ferrarini mercoledì 16 novembre 2016 12.28


Ciao ... mirko

Informazione scientifica : una professione a rischio nel prossimo futuro?

Una domanda che ci ripetiamo da anni, per molti sembra quasi divenuto un luogo comune, un modo divenuto quasi scaramantico di affrontare la situazione, una previsione fosca, fortunatamente; sempre fin ad oggi smentita nei fatti, in quanto nonostante gli ingenti tagli operati agli organici l'informazione scientifica sopravvive, almeno nei numeri.

Rispetto al passato però oggi è obbligatorio fare alcune considerazioni, che non possono non tener conto dei cambiamenti che ci sono stati, ed in particolare di alcuni di essi che stanno avvenendo in maniera molto rapida e pertanto meno prevedibile.

Il primo grande momento di crisi, anche occupazionale, fu vissuto negli anni 90 con il deflagrare di farmacopoli, che scoperchiò e portò alla luce tutte le brutture di un sistema che fondava i suoi principi sul comparaggio e che coinvolgeva i vertici non solo delle imprese, ma anche dello Stato. (casi Poggiolini, De Lorenzo, ndr)

Furono riscritte le regole generali e istituiti nuovi e più "severi controlli, varando nel 92 la legge sull'informazione scientifica, abrogata oggi da quella del 2006.

A mio modo di vedere, aiutato dal senno del poi, fu quella una grande prima occasione persa da parte della categoria di potersi finalmente compattare, attraverso le associazioni e/o il sindacato, e poter rivendicare un ruolo diverso da quello di tipo esclusivamente commerciale preteso dalle aziende.

Un assist non sfruttato, da parte di associazioni e sindacato, al riconoscimento di un ruolo socialmente utile, così come é descritto dalla legge, che ancora oggi viene dai più disattesa, nonostante sia stata in alcuni suoi punti addirittura rafforzata.

La grande crisi occupazionale poi si é ripresentata, per ragioni diverse negli ultimi 10 anni, una crisi che continua ad infierire e a fare vittime.

Le ragioni sono ben note, non mi starò qui a dilungare, e si fondano prevalentemente, nel bene e nel male, su scelte dettate da ragioni speculative di mercato.

La colpa più grave é a mio avviso in questa fase da imputarsi al sindacato, incapace di intervenire in maniera diversa rispetto alla semplice mediazione sulle presunte crisi aziendali. Colpe accentuate dal aver contribuito, attraverso la sigla di contratti di categoria, ad affossare e non tutelare adeguatamente gli informatori, assegnando loro un profilo sempre più commerciale diversamente da quanto previsto dalla legge.

Ma non possiamo però sottacere il fatto che una parte delle responsabilità siano da attribuire agli stessi ISF che, per varie ragioni, hanno sempre percorso strade diverse da quella del fronte unico, sposando spesso, ipocritamente, le ragioni aziendali, per abbandonarsi al libero sfogo soltanto quando toccati in prima persona o per darsi un tono rivoluzionario nelle discussioni sui social network....

Oggi, così, assistiamo  ad un chiaro declino, non soltanto nei numeri, della professione .

Una professione messa ancora più a rischio dal fatto che le aziende assumono con contratti di tipo commerciale (partite iva, consulenze etc...) al di fuori del contratto di categoria e quindi in modo ancora più palesemente in contrasto con la legge sull'informazione.

Si tratta di assunzioni che al momento riguardano un ben preciso settore ( generici, integratori) ma che oltre ad occupare uno spazio importante (oltre il 50% degli impiegati) é destinato a divenire in futuro prevalente.

Si potrà obiettare che questo é un modo per salvaguardare i posti di lavoro.
Giustissimo! Però é dovere di tutti, in primis del sindacato, non appiattirsi sulle scelte aziendali, senza scendere a compromessi e ricatti occupazionali, rivendicando per gli informatori trattamenti più adeguati nel rispetto della legge e del contratto.
.
A questa situazione vanno aggiunti due fatti di cui si deve tener conto nella gestione futura del ruolo di ISF che sono legati allo sviluppo tecnologico e nello stesso tempo della ricerca in campo farmacologico.

Un aspetto rilevante che non deve essere sottovalutato è che grazie alla tecnologia oggi chiunque può attingere dalla rete informazioni di qualsiasi tipo.

Le nuove generazioni sono sempre più profondamente legate a questo modello di apprendimento, la classe medica del futuro sarà sempre più "internettizzata" potendo contare maggiormente su questo supporto. Le aziende, da canto loro, hanno già colto questo aspetto e stanno implementando sistemi di informazione alla classe medica che bypassano il ruolo svolto dall'uomo.

E la cosa sorprendente é che per sviluppare e mettere a punto questi sistemi si avvalgono della collaborazione degli stessi ISF, che mi fa pensare alla storiella del morto che si scava la fossa con le proprie mani.

A mio avviso però anche questa, che sembra essere una strada senza via d'uscita, dovrebbe essere colta come occasione di crescita culturale, oltre che di interpretazione del ruolo, senza la quale veramente in futuro non ci sarebbe assolutamente più partita.

Tenendo conto che poi tutto questo é anche acuito dal fatto che in certi campi della medicina e del trattamento di patologie complesse, come quelle oncologiche ed ematologiche, si ricercano farmaci target che hanno la capacità di agire su meccanismi d'azione e bersagli ben precisi potendo sfruttare al meglio tutte le proprie potenzialità.

Questa targetizzazione delle patologie fa si che ci sia sempre di più una maggiore specializzazione da parte dei clinici interessati con la conseguente riduzione dei target di medici a cui la stessa industria farmaceutica deve rivolgersi per sviluppare non solo la propria ricerca, ma anche i propri interessi economico/commerciali....

Mirko Ferrarini

Grazie Mirko per il tuo articolo e per le riflessioni che ci hai inserito. Solo riceverlo mi ha migliorato la mattinata. E questo perchè sono rimasti in pochi, nel settore, coloro che conoscono bene la storia degli informatori, del loro sindacato, e possono guardare al loro passato, ai loro errori, ma anche al loro presente e al probabile futuro, che l'evolversi dei farmaci potrebbe davvero determinare.

Mi hai fatto ricordare cose che pochi sanno e che oggi non rifarei. Per esempio, dieci anni fà la legge che istituiva l'albo degli informatori era stata approvata in un ramo del parlamento (se l'altro non fosse esistito ora ci sarebbe l'Ordine degli informatori....).

Io avevo dieci anni di meno e più passione. Feci una settimana di sciopero della fame per incoraggiare, sul giornale, l'approvazione definitiva della legge sull'albo. Ottenni solo sette chili di meno nel mio peso complessivo, un calo pressorio,  ed il divieto del mio medico di continuare a non mangiare.

La legge non arrivo, per l'ennesima volta, alla sua approvazione definitiva. I motivi veri?

Dopo tanta esperienza e aver conosciuto tante persone, li attribuisco non solo alle varie federazioni che erano contrarie all'albo degli Isf, Farmindustria, Federfarma, Sindacati, Garante per la concorrenza del mercato, ma anche a qualche informatore. Lo so che può sembrare una bestemmia, ma è una mia opinione e me la tengo.

Dopo tante esperienze fatte ritengo ancora che gli informatori onesti, sinceri e corretti siano la grandissima maggioranza, ma credo che per seminare con chiodi a tre punte una strada dritta bastano poche persone e tanto egoismo. E di egoismo il mondo è pieno.

Dopo quella delusione ho pensato che per diffondere la conoscenza dell'evoluzione dei farmaci nel settore, internet fosse adatto, e mi sono qualificato nel campo della docenza per gli operatori sanitari, nel settore dell'informatica e di internet, allacciando anche rapporti con un gran numero di persone del Ministero della Salute e di Associazioni collegate.

Ho fondato (prima di finire in una casa per anziani con l' alzheimer), con altri amici di grande spessore culturale e professionale (medici e docenti universitari per lo più) un'associazione nazionale che abbiamo chiamato ETICA E SALUTE (www.eticaesalute.it). E' in grado di fare grandi cose, e l'ho visto di persona, non solo a livello culturale. Il sito e la redazione, ovviamente, è toccata a me.

Ma all'albo degli Isf, nel senso di Ordine Professionale in senso classico, mi sono reso conto che non si potrà mai arrivare, neanche conoscendo mezzo ministero ed un terzo dei parlamentari.

Tuttavia non molti sanno che l'albo degli informatori si può fare lo stesso (hai letto bene), grazie al MiSE. Con meno privilegi e nessun obbligo di iscriversi, ma si può fare.  Qualificando professionalmente, e legalmente, tutti coloro che vogliono iscriversi e, quindi, tutta la categoria.

Invito te e tutti i lettori interessati a leggersi queste leggi del 2012-2013,  DDL 3270 del 15 novembre 2012 e Legge, 14/01/2013 n. 4, G.U. 26/01/2013, approvate dopo anni di tira e molla in Parlamento e dopo  aver trovato un compromesso con le varie lobbyes che, anche qui, si opponevano.

Il resto tocca a voi giovani.
Io aspetto solo la pensione (ma senza la fregatura del prestito Ape).

La finisco qui. Con gli anni divento troppo loquace.

Grazie di avere scritto a me ed a tutti i nostri lettori.

Al prossimo articolo

Francesco Lupinacci

 

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