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La Gestione separata Inps impedisce la deduzione dei piani pensionistici privati ?
Maria Salerno mercoledì 16 novembre 2016 12.28


From: Maria Salerno (nome di fantasia)
Sent: Saturday, May 28, 2016 4:38 PM
To: Francesco Lupinacci
Subject: Gestione separata

Caro Francesco, nella tua risposta dove consigli un fondo pensione complementare ,ti chiarisco nell'ipotesi di scelta della gestione separata, detto importo non è detraibile e quindi non si può beneficiare della restituzione sotto forma di sgravi.

Un caro saluto

Maria

Ciao Maria. Grazie del tuo intervento. Ho fatto una approfondita ricerca on line ma non ho trovato, nel caso dell’iscrizione alla gestione separata Inps, l’impossibilità di detrarre i versamenti fatti in una gestione previdenziale privata dal proprio reddito annuo, al netto delle altre spese deducibili. Cosa, per me, ovvia e saggia in quanto tale lavoratore, per la sua lentezza nell’accumulare i versamenti Inps, è proprio quello che più va incoraggiato fiscalmente dallo Stato ad aprire un fondo previdenziale privato integrativo.

Vista la tua certezza, se hai una fonte, una norma, una legge, che sia ritrovabile on line, e che confermi quanto hai detto, sarò felice di leggerla, capirla ed aggiungerla alle notizie pubblicate sull’argomento.

Da parte mia ho avuto conferma che gli iscritti alla gestione separata hanno minori possibilità di accumulare gli anni di versamenti Inps necessari a beneficiare della pensione in quanto sono tenuti a versare i contributi solo per i periodi effettivamente lavorati, mentre, per esempio, un professionista che si iscrive all’agenzia delle entrate come impresa individuale è obbligato ogni anno a pagare il suo minimo di contributi Inps, che lavori un anno o meno, ma accumula sempre 1 anno previdenziale e, raggiunti i 20 anni e sei mesi di contributi, avrà diritto alla pensione Inps secondo le attuali, tristi, regole di età, delle legge Fornero.

A parte questi svantaggi rispetto ai dipendenti o alle imprese individuali (figura fiscale conveniente per vari altri motivi e che ho proposto, in un mio articolo, come possibile consulente scientifico farmaceutico del futuro) nell’accumulare i periodi previdenziali, il professionista iscritto alla gestione separata Inps non perde, qualora apra un piano pensionistico privato, il benefici di poter dedurre dal suo reddito imponibile, secondo la sua fascia di tassazione (dal 23 al 43 %) la somma versata nel suo piano previdenziale privato, entro il limite massimo annuo di 5164 euro.

E’ ovvio che per avere dei benefici fiscali occorre avere un guadagno lordo tale che ti obblighi a pagare delle tasse. Se guadagni una somma annua veramente bassa (diciamo 8.000 mila euro lordi sei esentata dal pagare le tasse (non paghi nulla) e quindi da dove il versamento di un piano previdenziale integrativo anche minimo (600 euro annui) dovrebbe farti risparmiare.

Veniamo ora alla documentazione di quanto ho affermato, perché senza una documentazione credibile rischiamo di fare solo chiacchiere e diffondere ansia e confusione fra i professionisti in gestione separata che hanno aperto un piano integrativo previdenziale.

Il sito dove ho trovato prova di quanto ho detto E’ QUESTO (clicca)
 - L’importanza della previdenza complementare per i lavoratori iscritti alla gestione separata -
che riprende lo stesso articolo di QUESTO SITO.

Il paragrafo che descrive l'esistenza del vantaggio fiscale per gli iscritti alla gestione separata Inps con l’apertura e tramite la deduzione di quanto versato nell’eventuale piano previdenziale integrativo, è questo:

Un esempio

Un giovane di 30 anni, con reddito annuale di 10.960 Euro lordi e una ipotesi di crescita della retribuzione del 2% annuo al netto dell'inflazione, si stima che potrà andare in pensione a 70 anni con il 64% dell'ultimo reddito.
Risparmiando 100 Euro al mese in un fondo pensione (incrementati sempre del 2% annuo al netto dell'inflazione), investiti in una linea bilanciata (40% in azioni), potrà contare su una rendita che coprirà un ulteriore 20% dell'ultimo reddito, raggiungendo complessivamente l'84%, un livello certamente più adeguato.
All'importanza della costruzione del secondo pilastro previdenziale si aggiungono i benefici fiscali offerti dalla previdenza integrativa, in primis la deducibilità dei contributi versati. Su un versamento di 1.200 Euro annui si ha diritto infatti a una deduzione pari a 276 Euro (tutto coincide, essendo nella fascia di tassazione del 23%, ndr) , pertanto la riduzione di reddito effettivo per il lavoratore è pari a 924 Euro.


Qui inserisco una mia nota, spero a ulteriore chiarimento: il giovane di 30 anni, iscritto alla gestione separata Inps, con un reddito lordo di 10.960 euro lordi dichiarerà nell’apposito spazio del suo 730 di aver versato 1200 euro di fondo previdenziale integrativo nell’anno precedente. Questi 1200 euro gli vengono dedotti dal reddito lordo suddetto di 10.960 euro e determinano una sua minore tassazione del 23%, equivalente ad un risparmio di 276 euro sulle tasse che avrebbe dovuto pagare. Ma il suo capitale previdenziale integrativo salirà sempre di 1200 annui, più la differenza tra le spese ed i piccoli interessi guadagnati, dovuti a come avrà gestito il fondo la banca, l’assicurazione o la Posta che lo detiene (spero di essere stato più comprensibile del collega che ha scritto il suddetto articolo).

Mi scuso, infine, con i lettori di aver pubblicato argomenti tecnici, importanti ma, spesso, non semplici. Purtroppo tra le paludose riforme fiscali fatte finora dai vari governi nessuno ha mai pensato che il primo diritto dei cittadini è di capire.

Cordialmente

Francesco Lupinacci

 

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