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L’importanza dell’interpretazione delle parole
Antonio Giammei lunedì 01 ottobre 2018 09.32



A sostegno delle opinioni espresse da Mirko sull’art.122 del d.lgs 219/06, vorrei contribuire con un mio parere affrontando l’argomento da un diverso punto di vista incentrato esclusivamente sulla grammatica italiana e sull’interpretazione distorta che taluni, interessati o ignoranti, Azzeccagarbugli, pretendono di dare.

La discussione sulla dipendenza dell’ISF è stata spostata dal CCNL ad un Osservatorio dedicato che si dovrebbe costituire. A questo proposito ho espresso il mio sciagurato scetticismo, non ci credo ma spero, con tutte le mie forze, di essere smentito dai fatti.

La discussione partirà viziata dal dubbio che hanno espresso i nostri tre Segretari, probabilmente sussurrato alle loro orecchie dagli interessati Azzeccagarbugli farmindustriali, sull’interpretazione di una semplice parolina, un piccolo verbo : “PUÒ “.

Il “PUÒ “(dell’art. 122 del d.lgs 219/06) che sta tra le parole ....medicinali...e....essere fornita...

“PUÒ“, che verbo è mai questo? Si chiederebbe don Abbondio, diversamente da Azzeccagarbugli al quale, invece, offre la certezza che il passaggio dei “ Cerusici” dalla Gilda dei Mercanti a quella degli Speziali... “ non s’ha da fare!”.

Questo cavilloso, quanto interessato, impuntarsi su un verbo mi ha riportato, prepotentemente, alla mente due figure, in fondo, secondarie dei “ Promessi Sposi” rimaste però famose per l’abilità del Manzoni nel creare e nel descrivere le loro personalità. Spesso e volentieri l’uno, don Abbondio, se ne lava le mani, l’altro aiuta i Bravi. Tutti e due, ognuno a suo modo, lo fanno poiché preferiscono stare dalla parte del più forte e Azzeccagarbugli, per giunta, frequenta spesso i banchetti dei potenti.

Il mio consiglio è, a chi lavorerà all’OF, non farsi ingannare dalla capziosita’ sull’interpretazione del “ PUÒ “ e di seguito ne offro gli strumenti.

L’intuizione la devo a mia moglie, Docente di Lettere che spesso mi fa ripetizione di grammatica.  Conversando con lei sul significato dell’indicativo presente del verbo potere mi ha fornito la chiave di lettura , che ho verificato su Treccani, Devoto-Oli etc.

PUÒ, terza persona singolare del modo indicativo presente del verbo potere.

L’indicativo è il modo della certezza, dell’obiettività, della realtà ed è usato per indicare un fatto vero, certo, sicuro. O comunque ciò che è ritenuto tale da chi parla o scrive.

Si chiama indicativo perché deriva dal latino indicare. Significa che questo modo verbale serve ad indicare qualcosa, cioè ad esprimere in modo chiaro e incontrovertibile un particolare fatto o una particolare idea.

“l’informazione sui medicinali può essere fornita al medico e al farmacista dagli informatori scientifici”

Il Legislatore intende indicare con certezza chi è titolato a trasferire l’informazione scientifica. Diversamente avrebbe usato in aggiunta la congiunzione “anche” : “ l’informazione..... può essere portata ....anche dagli......” oppure avrebbe usato il modo condizionale, “ l’informazione.....potrebbe essere portata.......”.

Non ci sono dubbi su quel PUÒ ma solo certezze su chi abbia titolo a portare l’informazione scientifica.

In seno all’OF non abbiate titubanze o incertezze nello smontare la loro interpretazione interessata di quel “ PUÒ “. Non bisogna poi dimenticare di risolvere il nostro conflitto d’interessi rappresentato dal Premio Vendita e l’OF rappresenta lo strumento più adeguato per poterne discutere cercando una soluzione per ricondurlo all’interno del CCNL.

Non dimentichiamoci che ogni volta che la RSU dovrà affrontare la discussione, in seno alla propria azienda, sul ruolo dell’ISF dovrà farlo con la consapevolezza di non avere Linee Guida e il CCNL a sfavore e dovrà basarsi solo sulla 219/06, difendiamola con decisione dalle interpretazioni fuorvianti.

Spesso l’interpretazione di una parola è stata causa di tragedie e troppo di frequente nascondeva altri interessi. Altre volte ha prodotto godibili espressioni artistiche come quella che, di seguito, invito a leggere.


Antonio Giammei

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(Nel dialetto romanesco “ maggna “ ha il significato di mangiare ndr).

Er miserere de la Settimana Santa” 31 marzo 1836 di G.G. Belli

Tutti l’ingresi de Piazza de Spaggna tutti gli inglesi di Piazza di Spagna

nun hanno antro che ddì ssì cche ppiacere. Non fanno altro che parlare del piacere

è de sentì a Ssan Pietro Er Miserere. Di ascoltare a S.Pietro il Miserere

che ggnisun istrumento l’accompaggna. Che nessuno strumento accompagna

Defatti, cacchio!, in ne la gran Bertaggna. Infatti, perbacco, in Gran Bretagna

e in nell’antre cappelle furistiere. E nelle altre confessioni straniere

chi ssa ddì com’a Roma in ste tre ssere. Chi sa recitare come a Roma in queste tre sere

“Miserere mei Deo sicunnum maggna?” “ Miserere mei Deo secundum magna?”

Oggi sur “maggna” ce sò stati un’ora; Oggi sul “ magna si sono attardati un’ora

e cantata accusì, sangue dell’ùa!, E cantata così, sangue dell’uve!,

quer “maggna” è una parola che innamora. Quel “ magna” è una parola che innamora

Prima l’ha detta un musico, poi dua, Prima l’ha pronunciata un cantore, poi due,

poi tre, poi quattro; e ttutt’er coro allora. Poi tre, poi quattro, e tutto il coro allora

j’ha dato giù: “misericordiam tua”. L’ha ripetuta insieme:” misericordiam tue”.

 

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