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ONESTA', ONESTA'. SIAMO SOLO DEI NUMERI
Mirko Ferrarini lunedì 01 ottobre 2018 01.22


Caro Francesco,

ti chiedo gentilmente di pubblicare questa mia lettera che è uno sfogo di ex ISF ed ex delegato sindacale. Uno sfogo tardivo, ma motivato da alcune situazioni che si sono verificate qualche tempo dopo il mio licenziamento volontario.

Nel dicembre del 2015 ho risolto il mio rapporto di lavoro con Novartis Farma, per la quale ho lavorato senza soluzione di continuità dal 1984 (prima della nascita Novartis ero un dipendente Sandoz). Dal 1994 ho svolto il ruolo di ISF specialist in linea oncologica e dal 2000 circa quello di delegato sindacale .

A fine 2015 l’azienda chiese la mobilità per 89 dipendenti, tra esterni ed interni, istituendo, in accordo con il sindacato, una procedura di mobilità collettiva (d.l 223/91) su base volontaria e con un’incentivazione all’esodo rilevante dal punto di vista economico.

Io fui tra i primi a rendermi disponibile alle dimissioni. La professione di ISF aveva cominciato, per una serie di motivi, a stancarmi. Non mi ritrovavo più a mio agio in un ruolo che si era completamente trasformato rispetto a qualche anno prima.
Un marketing sempre più aggressivo che mi obbligava come specialist ad occuparmi non di un prodotto, ma soltanto di una indicazione terapeutica, aveva contribuito a creare i presupposti oggettivi e soggettivi per l’acuirsi di una crisi di rigetto nei confronti di una professione che avevo in passato, pur riconoscendone e denunciandone i limiti, apprezzato e svolto con la massima professionalità.

Nel contempo nel mio ruolo sindacale ho cercato fino all’ultimo di tutelare i diritti dei miei colleghi anche durante il periodo della mobilità, soprattutto allorquando l’azienda tentava di non rispettare la volontarietà sottoscritta nell’accordo, tentando di sfruttare la mobilità per eliminare (è, ovviamente, una mia opinione) i collaboratori meno graditi, o nel caso opposto non accettando l’uscita di chi, candidandosi a farlo, era ritenuto più performante.

Per quello che riguarda l’oncologia nella procedura di mobilità erano stati richiesti 42 esuberi.

Premetto che l’oncologia era ed è ancora oggi la parte economicamente più solida e redditiva dell’azienda. Un numero così elevato di esuberi mal si conciliava con la situazione economica che, a mio parere, pretestuosamente era stata adottata per innescare la procedura di mobilità collettiva.

L’unica vera spiegazione è che Novartis precedentemente aveva assorbito la linea oncologica di GSK  e, guarda caso, il numero degli ISF arruolati da Novartis erano proprio 42, un’integrazione che, come avevamo segnalato, avrebbe creato problematiche sulla stabilità degli organici, come puntualmente si sono poi verificate, nonostante le rassicurazioni dell’azienda .

Alla fine della fiera, volontariamente, se ne andarono oltre 140 persone, tra interni ed esterni, e questo che poteva essere per l’azienda la cartina al tornasole utile a saggiare il clima aziendale è stata allegramente sottovalutata, preferendo valutare positivamente, in modo asettico, il taglio dei costi fissi derivante da un esubero di personale superiore alle richieste fatte con la mobilità.

In oncologia gli esuberi furono in totale intorno alle trenta unità.

Questa lunga e noiosissima premessa era necessaria per evidenziare il mio disagio attuale dopo essere venuto a sapere che la Novartis ha assunto per la divisione oncologia, oltre venti ISF, provenienti da altre aziende e con stipendi notevolmente superiori a quelli della media aziendale. E il fastidio é ulteriormente acuito dal fatto che alla fine del 2016, terminato il periodo della mobilità collettiva, la Novartis ha invitato singolarmente un’altra decina di ISF a lasciare l’azienda proponendo le stesse condizioni della precedente mobilità.

Detto francamente pare, a mio parere, impossibile che le condizioni economiche e quelle strutturali ad esse subordinate, richiamate nella procedura di licenziamento collettivo, utilizzate per licenziare ISF considerati eccedenti a fine 2015 (e con la coda del 2016) siano improvvisamente mutate, ma soprattutto pare, a mia opinione,  altrettanto difficile credere che le motivazioni di allora non nascondessero l’esigenza da parte dell’azienda di operare una pulizia “mirata” degli organici.

Purtroppo quella da me vissuta sia come ISF e come delegato è una conferma del fatto che siamo soltanto dei numeri nelle mani delle aziende o delle semplici pedine utilizzabili a proprio piacimento.

Probabilmente non c’era bisogno di questa mia lettera per avere delle conferme, ma essendo l’esperienza vissuta personalmente da delegato, ancor prima che ISF, la vicenda mi lascia ancor di più l’amaro in bocca.

Da ex delegato mi consola il fatto di pensare di essermi battuto per salvaguardare sempre i diritti dei miei colleghi e durante la mobilità che l’azienda rispettasse la condizioni imposte dalla volontarietà .

Si potrebbe altresì osservare che quella adottata da Novartis è una pratica molto diffusa nel settore del farmaceutico. Quando c’è la necessità di tagliare i costi fissi perché intere reti di ISF non sono considerate più redditizie per l’azienda, si attiva una procedura di mobilità che è motivata dalla necessità di una riorganizzazione in funzione di mutate condizioni economiche per un mercato generale divenuto meno favorevole.

Il problema quindi nasce a monte, non esiste nessuna controindicazione ad operare in questo modo e soprattutto non c’é mai nessuno interessato a verificare il reale stato economico delle aziende che in realtà dichiarano la crisi strutturale con situazioni di bilancio estremamente favorevoli.

Il ministero, da un lato, si assicura soltanto che siano rispettati i tempi previsti dalla legge per la procedura di mobilità e che siano garantite dalle aziende le coperture economiche per sostenere gli ammortizzatori sociali. Le aziende, come detto, per invogliare l’esodo mettono in gioco un bel po di soldi e introducono frequentemente la volontarietà, un parametro che le mette al riparo da tutto. La legge, come qualcuno furbescamente asserisce, viene di fatto rispettata e così si può, sempre  a mio parere, impunemente portare a termine questo perfido giochetto sulla pelle dei lavoratori in cui la mercificazione del lavoro é il dato inconfutabile. Il lavoro quindi non come diritto, ma come merce.

E il sindacato, e mi riferisco alle sigle nazionali chiamate territorialmente a gestire tutto questo cosa fanno ? Loro ufficialmente dichiarano di poter esercitare solo un ruolo di gestione e di controllo della procedura di mobilità, cioè cercare di portare a casa il massimo risultato per i lavoratori che è quello del bonus economico e di contrattare al ribasso il numero degli esuberi favorendo quelli più vicini al pensionamento o che si trovano in situazioni particolari.

Non mi risulta che sia stato fatto qualche tentativo di modificare la legge al fine di verificare se le aziende che richiedono la procedura di mobilità si trovino in condizioni economiche per poterlo fare e concedere così l’uso degli ammortizzatori sociali soltanto a chi ne ha realmente bisogno.

Nella mia esperienza di delegato, in cui ho dovuto affrontare due successive procedure di mobilità, inoltre devo purtroppo ammettere che come RSU abbiamo svolto nelle trattative un ruolo marginale, in quanto ci siamo trovati costretti ad affrontare delle procedure che erano già state definite, tra Azienda e Sindacato Territoriale, nel loro impianto generale.

Come diceva qualcuno a pensar male spesso ci si azzecca (Andreotti dixit, ndr).

Pare infatti che nessuno voglia modificare lo status quo. Tutti ci guadagnano chi più e chi meno…

Le aziende sicuramente conseguono il proprio obiettivo che è quello di rinnovare gli organici, ridurre i costi, secondo le proprie esigenze sfruttando la legge.
Il sindacato di gestire delle crisi aziendali con il vantaggio di poter monetizzare le conciliazioni di quanti non iscritti al sindacato per potersi dimettere debbano sostenere la spesa di un anno di iscrizione.

E francamente il tutto si rivela ancor più beffardo ripensando alle modifiche introdotte dal sindacato, nel Contratto del 2010, sulla mansione dell’ISF in cui veniva ridisegnato il nostro ruolo in una veste più commerciale, in antitesi con la legge che disciplina l’informazione scientifica, allo scopo, di renderlo più appetibile per le aziende e porre così un argine ai licenziamenti….

Mirko Ferrarini

Caro Mirko, ormai sai bene che stimo tantissimo le tue riflessioni, anche quando, qualche volta, non mi trovo pienamente d'accordo.

Come ti ho già scritto, sei stato e sei, a mio parere,  uno dei pochi operatori onesti del settore. E le tue riflessioni continuano a far maturare, fra i nostri lettori, i germogli della vera onestà.

Vorrei, tuttavia allargare la tua opinione su quei fatti, che tanti di noi, specie i più anziani, o anche i pensionati, restringono solo alla propria esperienza lavorativa ed alla propria vita.

Non mi sento di rifare un "escursus" storico dei licenziamenti degli informatori scientifici, essendo stato per anni il "contabile" delle migliaia e migliaia di licenziati, nell'indifferenza delle nostre Istituzioni. E nessuno meglio di me sà che il settore farmaceutico è uno dei pochissimi settori che non ha mai avuto alcuna crisi economica (anzi, ha sempre chiuso il profitto in attivo, tutti gli anni di quel buio periodo; mentre tanti piccoli imprenditori di altri settori si impiccavano alle travi dei loro capannoni).

Come dimentica facilmente il "popolo" e le sue "Istituzioni".

Io non dimentico, anche se le mie lacrime escono solo nella mia solitudine.

Ho paura di quel periodo. Non voglio ricordare neanche io, ormai ai limiti della pensione, ciò che hanno sofferto i nostri ex colleghi. Mentre oggi c'è ancora chi osa affermare che costoro, ex CCNL, ed ora partite Iva, "non sono veri Informatori" e dimenticano che, anche tramite questo sito, con quella vilipesa partita iva, in migliaia e migliaia, mantengono oggi nel decoro le loro famiglie.

La faccio breve , Mirko.

Voglio solo aggiornarti sul ruolo "non economico" attibuito agli ISF, grazie ai sindacati nazionali, nel rinnovo del CCNL del 2010.

Lo sò che "verba volant e scripta manent" spesso sono solo entrambe chiacchiere, ma è sempre meglio di nulla.

Leggi questo recente articolo del cui invio ringrazio ancora la FILCTEM CGIL:

FILCTEM CGIL- CCNL- l'attività degli ISF è assolutamente distinta da quella commerciale

Per il resto del tuo "sfogo" ti sono sempre vicino, ed ammiro il tuo coraggio, poichè questa è una dote sempre più rara tra coloro che non sono ne manager, ne padroni, ne imbroglioni.

Un saluto fraterno

Francesco Lupinacci

 

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