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CCNL. OSSERVATORIO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE PER RINVIARE
Mirko Ferrarini lunedì 01 ottobre 2018 01.13
                                 
              
             RUOLO DI SINDACATO RSU E ASSOCIAZIONI DOPO IL  RINNOVO DEL CCNL


Esprimo nuovamente la mia perplessità circa la strategia adottata dal sindacato dopo la sottoscrizione di quello che, con l’approvazione delle assemblee, sarà il nuovo CCNL per il triennio 2019/2022. L’osservatorio farmaceutico oltre che la classica minestra riscaldata, é uno specchietto per le allodole, utilizzato in questo caso per rinviare ancora una volta la decisione su una questione chiara relativa al ruolo che l’ISF deve svolgere e all’ appartenenza ad un’area diversa da quella della vendita.

Ruolo ed appartenenza che sono descritti dalla legge 219/06 e che quindi devono trovare applicazione senza se e senza ma in qualsiasi CCNL che venga dall’azienda adottato.
Tra l’altro c’erano stati segnali incoraggianti, sembrava ormai che tutto fosse pronto a far si che il sindacato ponesse finalmente rimedio alle storture a suo tempo introdotte nella declaratoria di mansione, invece ancora una volta si é assistito ad una “non decisione” e a una chiara volontà di non intervenire per sanare la questione, adducendo fantomatiche scuse quali i tempi stretti di discussione con Farmindustria .

Ed ora si cerca di dar lustro all’Osservatorio, un istituto già sperimentato in passato con risultati scadenti, che dovrebbe vedere coinvolti sindacati ed associazioni in un’attività di monitoraggio su una professione le cui caratteristiche sono definite per legge. Il problema centrale rimane quello dell’applicazione della legge e fondamentalmente della mancanza cronica di controlli sul rispetto della stessa da parte delle aziende, in quanto AIFA e Regioni, i presunti controllori, si cimentano da sempre in un ripetitivo, quanto irresponsabile, gioco allo scarica barile.

Esiste a mio avviso all’interno di ogni singola azienda un organismo, la RSU, che al di là di ciò che delibera il CCNL, dovrebbe pretendere il rispetto della legge e tutelare i diritti dei lavoratori, in funzione del ruolo istituzionale che ricopre e che gli è stato assegnato dagli stessi lavoratori.

Quindi una RSU propositiva in grado di intervenire non solo nelle contrattazioni di secondo livello o nella gestione delle crisi aziendali, ma capace di interfacciarsi con l’azienda anche per il rispetto della 219/06, che rimane sovrana rispetto ad ogni tipologia di CCNL adottato. Tutto ciò in realtà trova diverse difficoltà applicative per una serie di motivi che sommariamente possono essere sintetizzate oltre che in una debole partecipazione degli ISF, da sempre una categoria poco coesa e scarsamente sindacalizzata, anche in comportamenti non virtuosi delle stesse RSU spesso allineate ai voleri aziendali, in una sorta di sindacato giallo.

Nel lontano 2012 grazie all’impegno del sottoscritto e di alcuni volenterosi delegati si tentò di affrontare la questione del CCNL, relativamente al ruolo dell’ISF, promuovendo a Roma, nella sala del Frentani, un coordinamento delle RSU. L’obiettivo era proprio quello di tentare una via di confronto e di partecipazione delle RSU aziendali per condividere esperienze diverse ed elaborare una strategia comune per contrastare all’interno di ogni singola azienda la deriva commerciale del ruolo dell’ISF.

Fu un’esperienza utile dal punto di vista personale e culturale, ma che durò troppo poco per ragioni principalmente legate alla solita scarsa attitudine alla partecipazione e condivisione dei problemi che contraddistingue da sempre la nostra categoria. Sarà necessario quindi, al di là dell’istituzione dell’osservatorio, un impegno da parte del sindacato che possa sensibilizzare le coscienze di quanti intendono operare, attraverso le RSU, nel rispetto della legge per tutelare un servizio che sia veramente utile per l’intera collettività, e non esclusivamente per fini aziendali.

C’è veramente la volontà di perseguire tutto questo? Onestamente il dubbio rimane elevato essendo troppi gli interessi coinvolti. Nel solco di tutto ciò ci sono due problematiche che devono essere secondo me ancora affrontate. L’esigenza di rivedere la politica premiante, che contrasta di fatto con l’esercizio di un ruolo svincolato dalla vendita. In questo caso bisognerà far leva sul fatto che una parte dei proventi, derivante dall’annullamento del premio, dovranno essere utilizzati a beneficio degli stipendi per dare maggiore dignità, anche dal punto di vista economico, ad una professione altamente qualificata, tenendo conto di alcuni fattori finalizzati ad ottenere la migliore e maggiore perequazione possibile tra i lavoratori.

Il secondo punto è relativo al ruolo che l’associazione può esercitare. Questo non é certamente un problema di secondo piano. Sembra che oggi ci sia una maggiore convergenza tra sindacato ed associazione nel tentativo di percorrere una via comune, per ottenere un identico risultato, agevolati dal fatto che molti ISF sono impegnati trasversalmente su entrambe i fronti, quello sindacale e dell’associazione.

Rimane a mio avviso però imprescindibile un riconoscimento dei ruoli in cui il sindacato, volere o volare, rimane l’unico interlocutore nelle relazioni industriali, mentre l’associazione può avere una sua parte di rilievo nel confronto con le istituzioni, a rappresentanza di una categoria priva di un ordine professionale, e di un’azione propedeutica a favore dei propri iscritti che non dovrà limitarsi soltanto nell’ottenere delle regole più favorevoli di accesso degli ISF negli ambulatori e negli ospedali. Regole che sono state involontariamente complici di richieste assurde oltre che illecite, in tema di media visite e frequenze, da parte delle aziende.

Mirko Ferrarini


 

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